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Nasce Cybase, il nuovo polo di riferimento per la cybersecurity

Articolo di LineaEDP del 26/09/2018

La triestina Emaze, azienda italiana attiva nelle soluzioni per l’information security, incorporerà la romana CSE Cybsec, specialista nella fornitura di soluzioni per la cybersecurity.

Da questa operazione nascerà Cybaze, vero e proprio polo di riferimento in Italia nell’ambito della cybersecurity e con 90 dipendenti, uffici a MilanoUdineTriesteRomaNapoli e Benevento, una presenza all’estero, a Bruxelles e Lugano, e un volume d’affari di circa 6 milioni di euro.

Quest’ultimo, con l’imminente acquisizione di altre realtà, dovrebbe arrivare a quota 10 milioni di ricavi 120 dipendenti entro la fine dell’anno, per poi raggiungere numeri ulteriormente in crescita grazie al consolidamento di un settore ancora molto frammentato, alla digitalizzazione dei processi e alla normativa europea sulla protezione dei dati.

A detenere il controllo della nuova entità continueranno a essere gli azionisti di Emaze rappresentati dal gruppo Cogein-Data Management e da A2000.it.

La governance di Cybesec vedrà l’ingresso come presidente dell’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, diplomatico e già ministro degli Esteri nel governo Monti, l’amministratore delegato sarà Marco CastaldoDomenico Cavaliere opererà quale senior advisor affiancando l’amministratore delegato, mentre a Pierluigi Paganini andrà il coordinamento tecnologico.

A2000.it è stata assistita nell’operazione da BF & Company in qualità di M&A advisor, il cui team, nelle persone di Alessandro Bartolini e Alessandro Zanatta, ha supportato A2000.it nelle attività di analisi degli aspetti economici dell’operazione.

Cybersecurity, nasce il polo “Cybaze”: uffici anche a Napoli e Benevento

Articolo de Ildenaro.it del 24/09/2018

Emaze Spa, azienda italiana con sede a Trieste e attiva nelle soluzioni per l’information security, incorporerà Cse Cybsec Spa, azienda italiana con sede a Roma e attiva nella fornitura di soluzioni per la cybersecurity, assumendo la denominazione di Cybaze Spa. “Con tale operazione -spiega una nota di Cybaze- si crea il polo di riferimento in Italia nell’ambito della cybersecurity e intelligence, con 90 dipendenti, uffici in Italia (Milano, Udine, Trieste, Roma, Napoli e Benevento) ed estero (Bruxelles e Lugano), e un volume d’affari di circa 6 mln di euro”. L’obiettivo è di mettere in atto nelle prossime settimane ulteriori importanti acquisizioni per costituire entro l’anno un gruppo con circa 10 mln di euro di ricavi e 120 dipendenti, consolidando un settore ancora molto frammentato, con oltre 100 operatori. Il settore è destinato a crescere fortemente nei prossimi anni, sotto la spinta, tra l’altro, della digitalizzazione dei processi e della normativa europea sulla protezione dei dati. Gli azionisti di Emaze (gruppo Cogein-Data Management, player italiano attivo da oltre 40 anni nella fornitura di software per la gestione delle risorse umane entrato nella compagine societaria verso la fine del 2016, con il 55%; e A2000.it, holding di partecipazioni di Domenico Cavaliere, amministratore delegato di Emaze, che ha condotto il management buyout nel 2013, rilevando la società dal fondo di investimento tedesco Cipio Partners, titolare del 45%) continueranno a detenere il controllo della nuova entità.

Nasce Cybaze, il polo della cybersecurity

Articolo de IlFriuli – ottobre 2018

Emaze Spa, azienda triestina specializzata nelle soluzioni per l’information security, incorporerà Cse Cybsec Spa, con sede a Roma e attiva nella fornitura di soluzioni per la cybersecurity, assumendo la denominazione di Cybaze Spa. Con questa operazione si crea il polo di riferimento in Italia nell’ambito della sicurezza informatica, con 90 dipendenti, uffici in Italia (Milano, Udine, Trieste, Roma, Napoli e Benevento) e all’estero (Bruxelles e Lugano) e un volume d’affari di circa 6 milioni.

L’obiettivo è di mettere in atto nelle prossime settimane ulteriori importanti acquisizioni per costituire entro l’anno un gruppo con circa 10 milioni di ricavi e 120 dipendenti, consolidando un settore ancora molto frammentato, con oltre 100 operatori. Il settore è destinato a crescere fortemente nei prossimi anni, sotto la spinta, tra l’altro, della digitalizzazione dei processi e della normativa europea sulla protezione dei dati.

Gli azionisti di Emaze (gruppo Cogein-Data Management – player italiano attivo da oltre 40 anni nella fornitura di software per la gestione delle risorse umane  entrato nella compagine societaria verso la fine del 2016 – con il 55%; e A2000.it – holding di partecipazioni di Domenico Cavaliere, amministratore delegato di Emaze che ha condotto il management buyout nel 2013, rilevando la società dal fondo di investimento tedesco Cipio Partners – titolare del 45%) continueranno a detenere il controllo della nuova entità.

La governance di Cybesec vedrà l’ingresso come presidente dell’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, diplomatico e già ministro degli Esteri nel governo Monti, l’amministratore delegato sarà Marco CastaldoDomenico Cavaliere opererà quale senior advisor affiancando l’amministratore delegato, mentre a Pierluigi Paganini andrà il coordinamento tecnologico.

A2000.it è stata assistita nell’operazione da BF & Company in qualità di M&A advisor, il cui team, nelle persone di Alessandro Bartolini e AlessandroZanatta, ha supportato A2000.it nelle attività di analisi degli aspetti economici dell’operazione.

Questa transazione continua il trend positivo nello sviluppo dell’attività del team di corporate finance di BF & Company, che oltre alle operazioni di Trentinalatte e Prisma ha visto anche uno dei soci di BF & Company assistere il gruppo Custom nell’acquisizione di Italiana Macchi S.r.l. nel maggio scorso.

Emaze S.p.A. è un’azienda italiana focalizza esclusivamente sulla sicurezza delle informazioni, con uffici a Bruxelles, Milano e Roma e software lab a Trieste e Udine. Dalla sua fondazione nel 2000, Emaze fornisce servizi e soluzioni a molti dei principali player nei settori telecomunicazioni, bancario, assicurativo e ferroviario (ad esempio Ferrovie dello Stato e Oman Telecom). Emaze conta 75 qualificati dipendenti e gode delle certificazioni ISO9001 e ISO27001. Italy e membro del consiglio di amministrazione di società partecipate da fondi di private equity, tra cui Moleskine S.r.l. e altre PMI italiane.

ACCORDI – EMAZE E CYBSEC SI FONDONO IN CYBASE PER GARANTIRE LA SICUREZZA INFORMATICA

ACCORDI – EMAZE E CYBSEC SI FONDONO IN CYBASE PER GARANTIRE LA SICUREZZA INFORMATICA

Articolo di Tecnelab.it del 2/10/2018

Emaze S.p.A. (www.emaze.net), azienda italiana con sede a Trieste, attiva nelle soluzioni per l’information security, incorporerà CSE Cybsec S.p.A.(https://en.csecybsec.com/), azienda italiana con sede a Roma, attiva nella fornitura di soluzioni per la cybersecurity, assumendo la denominazione di Cybaze S.p.A. (www.cybaze.com). Con tale operazione si crea il polo di riferimento in Italia nell’ambito della cybersecurity e intelligence, con 90 dipendenti, uffici in Italia e all’estero e un volume d’affari di circa 6 milioni di euro.

L’obiettivo è di mettere in atto nelle prossime settimane ulteriori importanti acquisizioni per costituire entro l’anno un gruppo con un ricavato di circa 10 milioni di euro e 120 dipendenti, consolidando un settore ancora molto frammentato, con oltre 100 operatori. Il settore è destinato a crescere fortemente nei prossimi anni, sotto la spinta della digitalizzazione dei processi e della normativa europea sulla protezione dei dati.

Gli azionisti di Emaze continueranno a detenere il controllo della nuova entità: si tratta del gruppo Cogein, un Data Management e player italiano attivo da oltre 40 anni nella fornitura di software per la gestione delle risorse umane, entrato nella compagine societaria verso la fine del 2016 con il 55%; e di A2000.it di Domenico Cavaliere, Amministratore Delegato di Emaze che ha condotto il management buyout nel 2013, rilevando la società dal fondo di investimento tedesco Cipio Partners e che è titolare del 45%.

La governance di Cybsec vedrà l’ingresso come presidente dell’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, diplomatico e già ministro degli Esteri nel governo Monti, e del nuovo Amministratore Delegato Marco Castaldo. Domenico Cavaliere opererà quale Senior Advisor affiancando Castaldo, mentre a Pierluigi Paganini andrà il coordinamento tecnologico.

In qualità di M&A advisor, la società BF & Company, composta da Alessandro Bartolini e Alessandro Zanatta, ha supportato A2000.it nelle attività di analisi degli aspetti economici dell’operazione. Questa transazione continua il trend positivo nello sviluppo dell’attività del team di corporate finance di BF & Company, che, oltre alle operazioni di Trentinalatte e Prisma ha visto anche uno dei soci della società assistere il gruppo Custom nell’acquisizione di Italiana Macchi s.r.l. nel maggio scorso.

 

Yoroi acquisita da Cybaze

Yoroi acquisita da Cybaze

Articolo di Emanuela Teruzzi per Inno2, del 31/10/2018

Non si arresta Cybaze che sta facendo acquisizioni, uno dopo l’altra, nel mercato della sicurezza. L’ultima è quella di Yoroi, la società romagnola nata attorno alle competenze di ex manager Cisco (con investitori Maurizio Camurani, Mauro Casagrande, David Bevilacqua attraverso la holding Mam e con soci Marco Testi e Marco Ramilli, fondatore e Cto) che si è focalizzata sui servizi per il mercato della cybersecurity, per permettere ai clienti di comprendere le origini dei principali attacchi e sanare le vulnerabilità con policy severe. “Negli ultimi anni abbiamo osservato un’evoluzione in maniera preponderante dei malware – aveva dichiarato  a Inno3 Marco Ramilli, in occasione dei dati del Cybersecurity Annual Report -, malware in grado di eludere le tecnologie antivirus e di bypassare i sistemi di sicurezza tradizionali, o di rimanere silenti nei sistemi per lunghi periodi fino al momento di rubare dati o informazioni”. Da qui il go-to-market focalizzato sui servizi in un mercato che attira l’attenzione.

Oggi Yoroi entra nel paniere di Cybaze, l’azienda tutta italiana nata tre mesi fa dall’idea di Marco Castaldo (amministratore delegato) e Pierluigi Paganini (Cto) che ha unito la triestina Emaze (information security) e la romana Cse CybSe (cybersecurity) per creare un polo nel mercato della cybersecurity. Dal matrimonio, il nome: Cybaze. A queste due realtà si era poi aggiunta la torinese Mediaservice (security advisory) acquisita al 100% e oggi la romagnola Yoroi, attiva appunto nei servizi di sicurezza. Quattro anime in una.

“Il progetto di sviluppare un polo nazionale di eccellenza dedicato al mercato della cybersecurity è stato determinante per la decisione di cedere la maggioranza di Yoroi a Cybaze – ci racconta David Bevilacqua, co-fondatore di Yoroi -. Si andrà a creare un polo nazionale, all’interno del quale Yoroi continuerà ad avere un ruolo chiave. Ormai dopo tre anni di vita, la nostra azienda, non più una startup, era entrata in una fase di maturità e stavamo valutando diverse opportunità interessanti per il futuro. L’idea di Cybaze, di creare un polo italiano nel mercato della cybersecurity attraverso acquisizioni di realtà e di competenze, sposava appieno la nostra strategia”. Detto, fatto.

A settembre, Cybaze contava 90 esperti e uffici in 8 città (Milano, Udine, Trieste, Roma, Napoli e Benevento, Bruxelles e Lugano) con un fatturato di circa 6 milioni di euro. Ora con Mediaservice e Yoroi (che porta in dote una quindicina di persone), il gruppo dovrebbe arrivare a 10 milioni di euro di fatturato aggregato.

Il processo di acquisizione si completerà entro il mese. Presidente della società Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli Esteri nel governo Monti.

Cybersecurity, perché diventare hacker etico è il lavoro del futuro

Cybersecurity, perché diventare hacker etico è il lavoro del futuro

Articolo di Antonio Dini per Wired Italia del 24/10/2018

Non ci sono dati attendibili su quanti posti di lavoro servano nel settore italiano della cybersecurity. Quante opportunità ci sono per i nostri hacker etici, gli esperti di sicurezza che decidono di fare della loro passione una professione? I ragazzi che sperimentano cosa vuol dire fare un pentest, configurare un firewall, studiare le possibili debolezze di un software o un sistema, sembra quasi che nascano per caso, senza rendersi neanche ben conto dell’enorme opportunità lavorativa che si apre davanti a loro.

La nostra economia è infatti sempre più dipendente dal digitale e dalla sua sicurezza. Solo il segmento del ransomware, spiegano gli esperti dell’azienda di cybersecurity Check Point, costa alle imprese 11,5 miliardi di dollari all’anno. Ed è la punta dell’iceberg: ci sono i furti di identità digitale, gli attacchi ai grandi collettori di dati personali (come Facebook, che ha perso 30 milioni di identità in una aggressione digitale realizzata conoscendo molto bene i meccanismi di funzionamento di frontend e backend del social network).

Come ha spiegato più volte anche Mikko Hyppönen, superstar finlandese del mondo della security e direttore ricerca di F-Secure, “nel settore c’è una cronica mancanza di talenti. Servono molte più persone”. Lo conferma anche il texano Greg Fitzgerald, direttore marketing di Jask, startup che vuole automatizzare con l’intelligenza artificiale molte funzioni di monitoraggio della sicurezza online come alternativa (e per loro opportunità di business) alla cronica mancanza di esperti e operatori di cybersecurity: “Nelle aziende americane mancano due milioni di esperti di sicurezza, probabilmente venti milioni in tutto il mondo.

È una situazione incredibile, e una opportunità enorme per chi vuole fare questo lavoro”.

Le caratteristiche

Un lavoro che si basa su una sfida intellettuale ancora più potente, se possibile, di quella di un “normale” informatico. Ma, a ben vedere, la mentalità dell’hacker non è tanto quella che viene rappresentata di solito sui media (giornali ma anche serie televisive e film: si salva forse solo Mr Robot), cioè di una persona socialmente disadattata, tipo “prima-scrivi-il-codice-e-poi-pensa”, inevitabilmente maschio, bianco, magrolino con il potere di contrastare i nazisti o penetrare nei server della Cia. Invece, quella degli hacker è una cultura particolare nata negli anni Sessanta nelle università della West Coast americana, ed è fatta da giovani che amano la sfida intellettuale di superare in modo creativo i limiti dei sistemi software per ottenere risultati nuovi e più intelligenti. Un’alternativa agli studi di fisica o matematica.

Nazionale italiana hacker 2018
La presentazione della Nazionale italiana hacker

La situazione in Italiana

L’Italia ha una tradizione di cybersecurity antica e di altissimo livello ma, come sempre, a macchia di leopardo. Un esempio è l’eccellenza che abbiamo raccolto anche a livello sportivo. È quasi sconosciuto ai più ma i giovani che entrano nel mondo della cybersecurity, i giovani hacker, passano anche dalle gare per la security.  E c’è una nazionale italiana, il cui ciclo attuale è organizzato dal  Laboratorio nazionale cybersecurity del Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica (Cini).

La nazionale è composta da 10 ragazzi di due categorie: junior, 14-20 anni, e senior, 21-25 anni. Sono allenati da due giovani ricercatori di cybersecurity freschi di dottorato di ricerca che stanno spiccando il volo verso altri lavori: Marco Squarcina (viene da Ca’ Foscari di Venezia e diventa assistant professor al Politecnico di Vienna), Emilio Coppa, della Sapienza di Roma (molto attiva nella selezione dei talenti) e Lorenzo Veronese (di Ca’ Foscari). 

Come ogni nazionale che si rispetti ha degli sponsor, aziende italiane di security che sono in realtà un possibile sbocco lavorativo per molti di questi giovani: Cybaze e Yoroi. I loro dirigenti e fondatori hanno seguito la squadra al ritiro avvenuto a Lucca presso l’Imt a inizio ottobre in vista delle gare per gli europei che si sono tenute quest’anno a Londra il 14-17 ottobre.

Su 17 squadre ci siamo classificati sesti, dietro la Grecia ma davanti alla Estonia (per la cronaca: hanno vinto i tedeschi, seguiti dai francesi e poi dai padroni di casa, gli inglesi).

Cybaze, altro colpo M&A: acquisita anche Yoroi

Cybaze, altro colpo M&A: acquisita anche Yoroi

Articolo di Andrea Frolla per Repubblica.it del 29/10/2018

Il progetto M&A tutto made in Italy di Cybaze per conquistare il mercato italiano e internazionale della sicurezza informatica è arrivato a dama. È stata infatti ultimata nelle ultime ore l’acquisizione della maggioranza di Yoroi, startup romagnola attiva nel settore della cybersecurity. Un altro colpo dopo l’acquisizione al 100% della torinese Mediaservice, compagnia di security advisory. Operazioni che erano state anticipate in anteprima esclusiva da Affari&Finanza lo scorso 15 ottobre, per le quali anca ora solo l’ufficialità e che accompagneranno la nascita di uno dei più grandi gruppi italiani della cybersecurity.

Si tratta di una doppia operazione importante, soprattutto per quel che riguarda l’acquisizione di Yoroi. Non a caso, la società fondata da Marco Ramili era finita in alcuni radar importanti: secondo quanto raccolto da A&F, nelle ultime settimane il gruppo russo Kaspersky aveva avviato dei contatti informali orientati a un’acquisizione, ricevendo però da Yoroi una risposta negativa in virtù dei colloqui in stato avanzato con Cybaze. I tre investitori che hanno sostenuto la nascita e lo sviluppo di Yoroi e che hanno ceduto la maggioranza azionaria di Yoroi a Cybaze, ossia David BevilacquaMauro Casagrande e MaurizioCamorani si dichiarano “felici di questa operazione che conferma l’intuizione di 3 anni fa di investire nella creazione di un’eccellenza italiana nel mondo della cybersecurity e sul talento del suo fondatore Marco Ramilli”. E confermano che “continueranno a seguire da vicino ed in stretta collaborazione con Cybaze il futuro sviluppo di Yoroi”.

Nonostante Cybaze sia nata appena tre mesi fa da una fusione lungo l’asse Roma-Trieste, l’obiettivo di creare un’eccellenza italiana della cybersecurity è tutt’altro che recente: «Bisogna tornare all’incontro che avuto a Napoli circa due anni fa con Pierluigi Paganini (uno tra i massimi esperti italiani di sicurezza informatica, ndr). Aveva chiaro in testa l’obiettivo di creare un’eccellenza made in Italy in questo settore. Impiegai poco a convincermi della bontà dell’idea e fondammo a Roma Cse CybSec», aveva raccontato a metà ottobre l’amministratore delegato di Cybaze, Marco Castaldo. A oltre tre mesi fa risalgono invece le prime trattative con gli azionisti della triestina Emaze (realtà specializzata in soluzioni di information security controllata dai gruppi CogeinData Management e A2000.it), concluse a settembre con la nascita di Cybaze tramite l’incorporazione di Cse CybSec in Emaze. Un gruppo formalmente operativo dalla prossima metà di novembre ma già al lavoro con al timone il duo Castaldo-Paganini, rispettivamente amministratore delegato e chief technology officer, e con l’ex ministro degli esteri del Governo Monti, Giulio Terzi di Sant’Agata, alla presidenza.

In attesa delle ufficialità, si sa che il processo di fusione e acquisizioni avviato tre mesi fa condurrà alla creazione di un gruppo tutto italiano dai numeri e dalle prospettive importanti: 140 dipendenti di cui circa 100 analisti, sedi sparse tra Milano, Bologna, Roma, Napoli, Bruxelles, Lugano, diversi centri di ricerca e sicurezza e 10 milioni di euro di fatturato aggregato. Il gruppo vanta inoltre la presenza tra i propri clienti di grazie realtà come VodafoneTelecom, alcune grandi banche e altre aziende importanti. Oltre alle grandi aziende e alle realtà pubbliche, Cybaze punta infatti pure sulle Pmiitaliane, in particolare sulle piccole eccellenze che operano all’estero e hanno asset informatici da proteggere. Ammesso che si decidano a investire: «La cybersecurity non è un problema tecnologico ma economico – sostiene Castaldo – Le imprese non investono abbastanza perché non hanno una piena coscienza del rischio. Si accorgono dell’importanza della sicurezza informatica solo dopo essere state attaccate. Invece, la differenza vera la fa la prevenzione».

L’obiettivo dichiarato è raddoppiare i ricavi già nel primo anno di attività post-fusione, mettendo a fattor comune le risorse, le competenze e gli strumenti di ciascuna realtà. I margini di crescita non mancano affatto, visto che il mercato della sicurezza informatica continua a crescere a vista d’occhio. «Abbiamo l’ambizione di diventare un player primario nel mercato italiano della cybersecurity e, in termini di numero di analisti e specialisti senior, saremo probabilmente al vertice assoluto», aveva detto Castaldo un paio di settimane fa commentando con un “no comment” le anticipazione di Affari&Finanza. Cybaze punta inoltre a sfruttare il potenziale valore aggiunto dell’italianità in un settore dominato dalle multinazionali straniere: «Essere italiani può rappresentare un vantaggio competitivo notevole sia sotto il punto di vista della ricerca, sia da un punto di vista di mercato, specialmente nei Paesi in cui operano quasi solo i grandi player americani, russi e cinesi che hanno stretti rapporti con i Governi non sempre apprezzati».

Nasce a Trieste il super-polo della cybersicurezza

Articolo del 14 ottobre 2018 per ThePost

 

Emaze, azienda italiana con sede a Trieste e attiva nelle soluzioni per l’information security, incorporerà Cse Cybsec, società italiana con sede a Roma e attiva nella fornitura di soluzioni per la cybersecurity. Nascerà una nuova realtà, Cybaze, tra le più importanti del settore nel nostro Paese. Il nuovo polo avrà 90 dipendenti, uffici in Italia (Milano, Udine, Trieste, Roma, Napoli e Benevento) ed estero (Bruxelles e Lugano), e un volume d’affari di circa 6 milioni di euro. L’obiettivo è di costituire entro l’anno un gruppo con circa 10 milioni di ricavi e 120 dipendenti, consolidando un settore ancora molto frammentato, con oltre 100 operatori.

Gli azionisti di Emaze (gruppo Cogein-Data Management (con una quota del 55%) e A2000.it (holding di Domenico Cavaliere, ad di Emaze) continueranno a detenere il controllo. Cybsec avrà come presidente Giulio Terzi di Sant’Agata, diplomatico e già ministro degli Esteri. Ad Marco Castaldo.

Sicurezza informatica: start-up del Leone

E sempre a proposito di sicurezza informatica, Generali lancia una nuova funzione dedicata alla Cyber Insurance e una propria start-up per soddisfare le esigenze dei clienti nel campo dei rischi informatici. La nuova funzione abbinerà offerte assicurative ad ampio spettro in ambito informatico con l’ausilio di una start-up tecnologica, GeneraliCyberSecurTech, detenuta interamente dal gruppo e creata per offrire ai propri clienti metodi innovativi di valutazione del rischio informatico.

Cyber-attacchi a raffica

Ci sarebbe l’intelligence militare russa Gru dietro un’ondata di attacchi informatici a livello globale: è l’accusa formulata da Regno Unito e Australia. Secondo il ministro degli Esteri di Londra Jeremy Hunt, il Gru sarebbe responsabile di attacchi «indiscriminati e temerari» contro istituzioni, imprese e media. Il National Cyber Security Center britannico cita attacchi contro l’agenzia mondiale antidoping, i sistemi di trasporto ucraini e le presidenziali degli Stati Uniti del 2016. Gli Stati Uniti hanno intanto incriminato sette 007 russi. Olanda e Regno Unito affermano anche di aver sventato in aprile (con tanto di espulsione di quattro diplomatici russi) un attacco nei confronti dell’Opac, l’agenzia internazionale per la proibizione delle armi chimiche con sede all’Aja.

Italia-Israele, tutte le opportunità della cooperazione: «Si può fare molto di più»

Italia-Israele, tutte le opportunità della cooperazione: «Si può fare molto di più»

Articolo di Jacopo G. Belviso, per Il Messaggero, del 11/10/2018

 

Promuovere, affermare ed incrementare le relazioni economiche e culturali tra lo Stato di Israele e l’Italia. E’ questo uno dei tempi al centro del convegno “Innovazione e Start up – Le nuove imprese tra Italia e Israele” che si è tenuto a Roma. L’iniziativa è stata organizzata dalla Camera Nazionale per l’impresa Italia-Israele, un’organizzazione privata senza scopo di lucro nata proprio con l’obiettivo di sviluppare e favorire le relazioni tra i due stati e tra le loro imprese.

«In Israele ci sono 310 multinazionali che hanno aperto dei centri per la ricerca e per lo sviluppo – ha sottolineato Ofer Sachs, Ambasciatore d’Israele in Italia e presso la Repubblica di San Marino – e tra queste ci sono Intesa Sanpaolo ed Enel, ma vorremmo vedere più aziende italiane nel nostro Paese. Israele e l’Italia collaborano in vari settori dall’economia al commercio. Dagli Anni Ottanta il nostro Stato è divenuto leader nella spesa sulla ricerca e l’innovazione ed, infatti, oggi è considerato un hub in questo settore. Girando spesso l’Italia ho visto grandi opportunità di collaborazione ed è chiaro che non stiamo sfruttando abbastanza le potenzialità offerte dalla new economy. Per farlo bisogna individuare quali sono i settori in cui i due stati sono complementari, dando vita così ad una più stretta cooperazione. L’Italia si deve rendere conto che può diventare per Israele un ponte verso il mercato europeo».

«Israele rappresenta un isola felice ed è un ponte naturale verso L’Europa e l’Italia – ha evidenziato il presidente della Camera Nazionale per l’Impresa Italia Israele, Luca Felletti – e le aziende israeliane sono profondamente assetate di una sponda di mercato grazie ad un’efficiente tecnologia. La formula che vogliamo promuovere  è l’unione tra la tecnologia israeliana e il sistema industriale italiano. Un binomio che può funzionare non soltanto per il raggiungimento di obbiettivi a breve periodo ma anche per quelli di medio o lungo termine. Abbiamo bisogno di persone-ponte, che credano e valorizzino i giovani, che sono una risorsa importante per chi vuole investire e per tutte le imprese italiane. Ai giovani bisogna dire che oltre al testo su cui bisogna studiare, bisogna costruirsi un contesto, che deve essere riempito di sani principi. Oggi viviamo una fase in cui ciò che si richiede è una elevata competenza, strettamente collegata ad una grandissima attenzione per la competizione. Ma questa sarà utile soltanto se esisterà una forte cooperazione. E’ questo l’obiettivo della Camera, aiutare i nostri imprenditori a lavorare in maniera bidirezionale: fare business in Israele ed attrarre business in Italia».

Tra i presenti anche il Ministro plenipotenziario Fabrizio Nicoletti, che dal 2017 ricopre la funzione di Direttore centrale per la Ricerca e l’innovazione presso la Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Nel suo intervento è stato affrontato il tema degli scambi tra i due Paesi nell’ambito della ricerca scientifica, tecnologica ed industriale soffermandosi sulle azioni messe in campo dal Ministero degli Affari Esteri per intensificare i rapporti in tali settori. «L’accordo di cooperazione industriale tra Italia ed Israele firmato nel 2000 – spiega Nicoletti – e finanziato per parte italiana con 2,3 milioni di euro rappresenta uno degli strumenti che contribuisce maggiormente alla crescita dei rapporti bilaterali nel settore della ricerca scientifica e dell’innovazione industriale”.

Sul tema della cybersecurity l’ex Ministro degli Esteri e presidente di Cybaze, Giulio Terzi di Sant’Agata, ha sottolineato l’importanza strategica della partnership Italia-Israele: «Oggi Israele è il paese al quale l’Europa deve guardare per poter trarre vantaggio dall’indiscusso primato scientifico en tecnologico, soprattutto nell’ambito della cybersicurezza in cui ripagano molte sfida da affrontare. Grazie all’Accordo bilaterale, il nostro paese è riuscito a promuovere circa 200 progetti e svariare attività, anche nel quadro dei programmi Europei».

La nazionale italiana è di cyberdefender, cioé hacker che studiano come proteggerci dalle cyber aggressioni.

Giovani ed etici, ecco la nazionale italiana hacker

Articolo di Titti Santamato – ANSA, ripreso da voce.com il 03/10/2018

LUCCA. – Christian è uno studente del quinto anno di un istituto professionale di Fondi, Latina, è appassionato di sicurezza del web e nel tempo libero vede serie tv da nerd. Lorenzo è di Genova e frequenta il quinto anno del liceo scientifico, è un informatico autodidatta e quando non studia si esercita come polistrumentista. Qian Matteo Chen è uno studente di Informatica a La Sapienza di Roma, passa i fine settimana facendo gare informatiche e nel tempo libero dorme.

Sono solo una piccola parte della squadra di 10 giovanissimi della nazionale italiana hacker che rappresenterà il nostro paese ai Campionati europei di informatica (Ecsc) che si terranno a Londra dal 14 ottobre. Una sfida a colpi di crittografia, sicurezza del web e dei sistemi ‘mobile’, analisi dei malware, quei virus malevoli che mettono sotto scacco i nostri dispositivi, che vedrà impegnate 17 squadre di altrettanti paesi. Il tutto all’insegna dell’etica.

La nazionale italiana è di cyberdefender, cioé hacker che studiano come proteggerci dalle cyber aggressioni. E’ composta da cinque giovani di categoria junior (15-20 anni) e cinque di categoria senior (20-24 anni). Il capitano è Giovanni Schiavoni, 22 anni, “tra i più anziani del gruppo”, che è stato già precettato da Google per la sede di Zurigo.

Come ogni squadra che si rispetti, gli hacker azzurri sono stati in ritiro in questi giorni a Lucca, ospiti della Scuola Imt Alti Studi in cui si sono allenati. I loro coach, poco più grandi di loro, sono Marco Squarcina, ricercatore alla Ca’ Foscari di Venezia che a giorni sarà assistent professor al Politecnico di Vienna, da quasi 10 anni si occupa di competizioni di cybersecurity. Emilio Coppa, ricercatore all’Università di Roma La Sapienza, specializzato in tecniche automatiche per l’individuazione di difetti nel software. Lorenzo Veronese, studente della Laurea Magistrale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Gli sponsor della nazionale sono Cybaze e Yoroi. “Siamo hacker che lavorano nella legalità, siamo bravi e preparati, tutto questo è il frutto del percorso di formazione avanzata sulla sicurezza informatica”, spiega Squarcina. “Abbiamo scelto tra 160 ragazzi, li abbiamo selezionati con test di logica e programmazione, vogliamo intercettare le menti più fresche e indirizzarle verso la cyberscurity”, aggiunge Coppa.

Nel tempo libero e per rilassarsi gli azzurrini scassano lucchetti (metafora dell’hacking), non hanno mai voluto mai fare una pausa durante gli allenamenti sono “fieri di rappresentare il nostro paese”. Sono sui social network, ma la metà li usa passivamente, solo per guardare. Usano quasi tutti il sistema operativo Linux.

I ragazzi sfideranno gli altri team europei, nell’arduo compito di risolvere problemi di sicurezza informatica nel contesto della rivoluzione digitale dei nostri tempi che, come l’attualità insegna, sta mettendo a dura prova i nostri dati personali. Solo pochi giorni fa Facebook ha reso noto un attacco che ha compromesso almeno 50 milioni di profili del social network più usato al mondo.

“Era difficile trovare questa vulnerabilità chi l’ha trovata non è stato etico ma è stato bravo a trovare un ago nel pagliaio”, osserva Jacopo, uno dei ragazzi. L’Italia partecipa per la seconda volta a questa sfida europea dopo avere conquistato, lo scorso anno, la medaglia di bronzo nelle competizioni a Malaga, in Spagna. Il compito di formare la nazionale di cyberdefender è stato affidato al Cini, il consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica.

“Stiamo cercando di mettere in piedi una rete di cyber range così gli studenti possono allenarsi e condividere le competenze, è una struttura che non c’è in nessun paese”, spiega Paolo Prinetto, presidente del Cini e direttore del Laboratorio Nazionale di Cybersecurity. Il Cini sta lavorando anche ad una squadra femminile di hacker. Lo scorso anno si sono iscritte alla Cyberchallenge 1900 candidati, il 10% erano donne. Ancora poche.

I campionati europei di sicurezza informatica si svolgono all’interno del National Cyber Security Program, l’iniziativa è supportata dall’Enisa, l’Agenzia Europea per la sicurezza delle reti e dell’Informazione. Alla nazionale italiana hacker sono arrivati gli auguri Roberto Baldoni, vicedirettore generale Dis, il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza, in pratica il cyber zar italiano.